Marco Silvaggi: il ruolo dell’educatore quando ai ragazzi mancano i filtri

Il dott. Marco Silvaggi, psicologo, sessuologo clinico, è coordinatore del gruppo di ricerca scientifica della Federazione italiana di sessuologia scientifica FISS GIOVANI e EFS-ESSM Certified Psycho-Sexologist (ECPS). La sua esperienza nel settore lo annovera fra gli esperti di comportamenti legati allo sviluppo psicosessuale in ragazzi con disabilità intellettuale e relazionale.

“Le reazioni e i comportamenti che operatori e insegnanti possono mettere in atto nelle occasioni di difficoltà collegate alla sfera sessuale di ragazzi con disabilità intellettuale e relazionale, se scorrette – afferma il dott. Silvaggi – possono gravare sul loro sviluppo psicologico e sessuale.

Infatti, le manifestazioni sessuali quando sono congruenti con la fase di sviluppo, emergono come naturale espressione della sessualità.

Ciò che manca e le rende di difficile gestione sono “i filtri”, in quanto questi comportamenti possono essere messi in atto in modo non adeguato alle nostre norme sociali.”

Come agire per affrontare situazioni che si possono presentare quotidianamente, anche in classe?

“In questo caso è necessario lavorare su due fronti: da una parte si pone il problema dell’educazione sessuale e sentimentale dei ragazzi pre-adolescenti e adolescenti con disabilità (autismo e sindrome di Asperger), dall’altra è fondamentale la formazione di insegnanti ed educatori, che in merito alle tematiche sessuali potrebbero farsi condizionare dal proprio vissuto e da valori e convinzioni personali.”

L’obiettivo principale dell’incontro che si terrà a Udine il 19 ottobre è proprio quello di dare elementi formativi importanti in questo settore professionale, affinché si possa avere un atteggiamento il più possibile corretto e rispettoso di tutte le persone coinvolte e a non reagire negativamente o in modo eccessivo davanti a tali manifestazioni.

“Basti pensare, ad esempio, ad un adolescente che dovesse attivare un comportamento sessuale inappropriato al contesto in cui si trova e rimproverato dall’educatore con frasi del tipo:

 “Che schifo, ma cosa stai facendo?”, “Queste cose non si fanno!”, magari davanti agli altri compagni di classe. In questo caso la persona rimproverata potrebbe associare un comportamento che  trova piacevole e stimolante, ad una reazione negativa dell’ambiente, senza necessariamente comprendere che questa reazione deriva dalla non appropriatezza del gesto al contesto, e non dal comportamento in sé.

Un atteggiamento efficace e meno traumatico passa per la possibilità di valutare le ragioni del comportamento e, quando possibile, saperlo indirizzare più correttamente, senza essere influenzati (troppo) dai propri valori e vissuti personali,  veicolando in alcuni casi il messaggio che ci sono momenti, luoghi e modi opportuni per la sfera più intima e privata di ciascuno di noi.”

Foto freepik

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