Fabrizio Quattrini: lo sviluppo psicosessuale è una fase di crescita inevitabile anche in ragazzi con disabilità

In previsione di “Sviluppo psicosessuale, disabilità intellettiva e relazionale”, l’incontro di FormazionEducazione del 19 ottobre a Udine, abbiamo intervistato il dott. Fabrizio Quattrini, psicologo, psicoterapeuta e sessuologo. Sarà uno dei relatori e parlerà in particolare dello sviluppo psicosessuale nelle persone con disabilità intellettiva e relazionale e della gestione di comportamenti sessuali problematici.

Su cosa si concentrerà il suo intervento?

“Dato che l’obiettivo di questo incontro è affrontare la necessità di chiarire quali sono i vari passaggi dello sviluppo sessuale, dal punto di vista psicofisico, di persone con disabilità intellettive e relazionali, mi concentrerò sulle problematiche che si manifestano nel caso in cui questi ragazzi non abbiano la capacità di riconoscere i cambiamenti del proprio corpo a causa appunto della disabilità. Gli impulsi e le pulsioni sessuali vengono vissuti anche malamente persino dai famigliari o dagli operatori, che capita non riconoscano questi atteggiamenti come risultato della semplice crescita e sviluppo psicofisico e psicosessuale.

Ciò comporta la nascita di tabù, false credenze, chiusura e paure. Tutto a causa della complessità delle sensazioni che queste situazioni provocano in una persona che non comprende ciò che gli sta succedendo.

Durante il mio intervento vorrei concentrarmi sull’importanza di fronteggiare il rifiuto manifesto di operatori o famigliari che corrisponde alle loro paure di non sapere cosa fare, ma anche di sbagliare qualsiasi cosa facciano.”

In base alla sua esperienza, quali sono le reazioni più comuni?

“Le reazioni alle manifestazioni di sviluppo psicosessuale sono differenti, anche estreme: da una parte operatori o famigliari escludono a priori ciò che potrebbe succedere, lo negano, e cercano conforto in farmaci o situazioni sedanti.

In alcune circostanze invece passiamo proprio all’opposto: tanti sono i casi di violenza, forme abusanti. È capitato che ingenuamente degli operatori si ritrovassero vittime di comportamenti che non hanno saputo riconoscere, anticipare, gestire.

Mi è capitato di ascoltare dei famigliari descrivere il ragazzo con disabilità intellettiva come fosse un eterno bambino, un angelo che non ha sessualità. Degli operatori affermare “Non svegliamo il can che dorme” perché è difficile poi da gestire. Questo mi fa pensare a quanto non se ne voglia parlare, alla formazione che non c’è o non viene prevista e quanto questi ragazzi vengano lasciati da soli ad affrontare un processo di crescita che inevitabilmente avverrà.”

Foto katemangostar

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