Fabrizio Quattrini e il progetto LoveGiver

Il dott. Fabrizio Quattrini, psicologo, psicoterapeuta, sessuologo e presidente dell’Istituto Italiano di Sessuologia Scientifica (IISS) di Roma, coautore nel libro “LoveAbility – Assistenza sessuale alle persone con disabilità”, è promotore del progetto LoveGiver che mira a formare la figura professionale di Operatore all’affettività e alla sessualità, ovvero l’assistente sessuale per portatori di disabilità.

Nato nel 2013, il Comitato promotore insieme a Maximiliano Ulivieri  (Presidente “LoveGiver”), ha già superato numerosi step. Innanzitutto nel 2014, è stato coinvolto il Senatore Sergio Lo Giudice, che ha contribuito a strutturare e redigere il DDL 1442 Disposizioni in materia di sessualità assistita per persone con disabilità. Sempre nel 2014 è partita la prima grande selezione di partecipanti al corso di Operatori all’affettività e alla sessualità. 30 le persone valutate valide. Dal 2014 ad oggi grazie al progetto LoveGiver corsi, congressi, eventi e tavole rotonde si sono svolti in tutta Italia.fabrizio-quattrini

La figura dell’assistente sessuale è ad oggi ancora difficile da proporre a causa delle complessità che si riscontrano dovute alla mentalità poco aperta di chi vive una situazione di disabilità.

“La sessualità in generale – afferma il dott. Quattrini – è oggi ancora tabù e ci sono una serie di freni dati dalla società e dalla cultura di appartenenza. Quando si parla poi di argomenti ancora più di nicchia, come può essere quello della sessualità nelle persone con disabilità, ecco che il tabù si amplifica, come se il disabile non avesse diritto di viversi la propria sessualità. Non a caso ancora oggi capita di sentire persone che immaginano un disabile come persona asessuata o eterno bambino. L’alternativa ancora più drammatica è ritenerlo un “mostro”, qualora le persone attorno al disabile non sappiano gestirlo e allora diventa un individuo che dev’essere controllato (sedato, bloccato, ecc.).”

L’educazione alla sessualità è dal punto di vista dell’informazione e della formazione, di fondamentale importanza se si vuole permettere alle persone di cambiare idea e interiorizzare un nuovo modo di vedere le varie sfaccettature della sessualità. Quando si parla di un cambiamento culturale e di un abbattimento di quelli che sono gli stereotipi legati ai tabù, non sarà mai facile risolverlo in tempistiche veloci.

L’assistenza alla sessualità a persone con disabilità rappresenta un concetto che racchiude allo stesso tempo “rispetto” e “educazione”, che solo per un paese civile può rappresentare la massima espressione del “diritto alla salute e al benessere psicofisico e sessuale” (dal libro LovAbility).

È necessario fare delle distinzioni:

    • assistente sessuale: inteso come sex worker e quindi come prostituta;
    • sexual surrogate, una persona che si presta come vero e proprio surrogato sessuale alla persona che richiede l’intervento. Un individuo che presta il suo corpo e che permette di far vivere un’esperienza erotico-sessuale senza i vincoli economici dell’attività di sex worker;
    • operatore all’affettività e alla sessualità: una figura che LoveGiver vuole promuovere come operatori qualificati, formati in modo completo che aiutano la persona disabile a comprendere la propria corporeità, permettendosi di sperimentare in autonomia l’erotismo e la sessualità, senza necessariamente coinvolgersi, come succede nel caso del sexual surrogate o sex worker.

Questa figura non andrebbe ad aiutare solamente le persone disabili ma anche gli operatori che lavorano nelle varie comunità, gli educatori, i genitori, ecc. Un figura che colmerebbe una serie di vuoti che ci sono oggi in materia di sessualità e che nella disabilità acquista ancora di più un valore aggiunto.

“Una precisazione importantissima – continua il dott. Quattrini – sulla figura dell’Operatore all’affettività e alla sessualità: il dramma più pesante non è tanto l’aspetto formativo e informativo, piuttosto la possibilità di arrivare al massimo livello di intimità con il disabile (che non è un rapporto sessuale). Infatti, dopo aver fatto prendere consapevolezza del proprio corpo e dell’erotismo alla persona disabile, l’operatore potrà aiutarla (qualora non ci siano i presupposti per una piena autonomia) in quello che potrebbe essere l’autoerotismo. Questo è il massimo livello dell’Operatore all’affettività e alla sessualità, poiché non ci sarà mai un operatore che si concede sessualmente, come invece accade nella figura del sexual surrogate. Se ciò accadesse si andrebbe contro a delle regole giuridiche che toccano il tema della figura del sex worker.”

Articolo tratto dall’intervista redatta da Martina Dell’Osbel per Noi2Magazine. Foto rawpixel.com

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